Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco – La distanza che ci unisce

Tiziana e Lorenzo, due storie che diventano una.

La presentazione è un’esplosione di sorrisi ed emozioni. Un pubblico accogliente per una storia che non può lasciare indifferenti: per le tematiche, per la scrittura lineare, per i buoni sentimenti che richiama.

La cornice è quella dell’Auditorium a Roma. Una splendida libreria angolare. Quel giorno ha voluto ci fosse la festa del cinema. Roma è gonfia di vita.

Tiziana ha messo al mondo suo figlio Lorenzo da sola, desiderandolo con tutto il cuore. Lo cresce circondandolo di amore e di attenzioni, ma ad un certo punto qualcosa tra loro frana.

È come una incrinatura che è difficile da individuare. Tutto intorno inizia a sgretolarsi ma non si trova il punto iniziale. Si incista silenziosa e poi esplode, portando con sè detriti e fango.

Lorenzo viene iscritto in un convitto a Rieti, una scuola professionale per diventare chef, che è il suo sogno. [Ora è sommelier n.d.r.].

Ma è proprio là che per sfuggire alla solitudine e ai vuoti che sente che inizia ad utilizzare sostanze cercando di attutire il senso di abbandono che gli esplode prepotente dentro.

“Sono il re delle macerie. Dovrebbe importarmi qualcosa, se ho perso il controllo così, ma invece non sento niente. Io da quando sto qui sono zero. Me lo ripeto piano piano, lo sussurro. Tu sei zero. Ze-ro”.

Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco – La distanza che ci unisce

Quando spinge per la prima volta sua madre siamo già ad un punto di non ritorno. Poca lucidità, ricerca ossessiva di attenzioni senza avere gli strumenti per chiedere aiuto. Tiziana è terrorizzata ma ama follemente suo figlio al punto di non riuscire a vedere chiaramente la realtà, almeno per un pò.

Tiziana racconta con semplicità e a cuore aperto quanto sia stato difficile arrivare alla denuncia.

“Ci sono stati molti conflitti dovuti forse alla mancanza della figura paterna ma anche credo scaturiti dalla difficoltà di abbattere un muro che io stessa mettevo. Lorenzo ha reagito in modo forte, non giustificabile. Credo che a volte i genitori debbano però sapersi mettere in discussione”.

E lei lo ha fatto.

Si parla di tossicità e giochi di potere. Di disfunionalità che si innescano nelle relazioni e della paura.

“Era un continuo alzare l’asticella, un conflitto costante – sottolinea Lorenzo – non saremmo mai riusciti ad uscirne”.

Domando così ad entrambi: “Considero il libro un dono. Uno spaccato sulla realtà complicata che viviamo. C’è stata una crepa e le sue smerigliature continuvano a sussistere, ma quando è nata questa crepa”?

Lorenzo: “Sia il convitto che la morte della nonna hanno contribuito a creare questa situazione. Entrambi sono stati un punto di non ritorno”.

“Questo fa parte del muro del quale parlavo – interviene Tiziana – mi sembrava di proteggerlo ma l’ho fatto sentire escluso. Mi sentivo inconsciamente in colpa di averlo mandato lì a Rieti.

È un libro che ho letto in ventiquattro ore. È molto difficile staccarsi da una narrativa così poeticamente fluida, che richiama i buoni sentimenti ma anche il momento di rottura di questi. Sembra di vederlo rappresentato in un film, mentre lo si legge. E la presentazione sembra un ritrovo tra amici, che narrano la propria storia, la vita.

È il racconto di un legame indistruttibile ma anche di un grido di aiuto, di una possibilità di riparazione.

Tabula rasa.

A volte è l’unico luogo dal quale ripartire per una seconda occasione. Esaminare e curare le proprie ferite ma prima di tutto comprenderle. Perché il fatto è che la distanza corretta è quella che permette di vedere l’unione e non solamente il punto di rottura. Di ritrovarsi e di riuscire a vedere nuovamente l’altro. Un vero e proprio atto di coraggio. Soprattutto in un legame così speciale come quello tra una madre ed un figlio.

Riparare la tossicità partendo non dal controllo e dall’ossessione ma al contrario proprio dalla distanza. Ma quella giusta, che ci permetta di stare non così vicini ma neanche definitivamente lontani.

Questo libro è un’esperienza, una fotografia su una vita, anzi due, e che affronta tantissime tematiche slittando dalla mono-genitorialità, alle violenze domestiche, alla solitudine, all’emarginazione. Per planare sul perdono. Di sè stessi, e poi, solo dopo, tornare dall’altro con un diverso coraggio: quello di mettere in discussione tutto partendo da sè e solo poi ricostruire veramente. Da quella tabula rasa, appunto.

Grazie Mondadori. Trovate QUI il link del libro e QUI quello per l’acquisto.