Anna Voltaggio – La nostalgia che avremo di noi

“Continua ad amarmi come se non ci dovessimo mai allontanare, come se bastasse il desiderio a farti vivere, il mio sorriso, i miei morsi, le mie gambe intrecciate alla tua schiena, i miei orgasmi, la mia voce, come se non ti avessi nascosto il mio occhio che trema – lo avresti baciato?”

Racconti febbrili, furibondi, che narrano vite intrecciate a sentimenti struggenti, dolorosi o nostalgici in un caleidoscopio di emozioni che sfiorano ogni angolo buio e oscuro delle viscere, senza false dissolvenze.

È crudo, schietto nel tratteggiare con una potenza emotiva incredibile l’interiorità che racconta.

Nina che sente davvero la voce di chi non può parlare. Vita che cammina sempre come se avesse qualcosa di urgente da fare tentando di ingannare il futuro.

Giri di parole che iniziano comprensivi e diventano accusatori perché i problemi perdono consistenza reale. Sono eterei. 

Ma ci sono anche voci maschili. 

Un matrimonio per un equivoco. Teresa che resta nella sua vita come un atto mancato. E se avesse saputo che era l’ultima volta che facevano l’amore, forse, sarebbe stato più lento.

Invece l’aveva guardata attraverso lo specchio in silenzio e forse è stata quell’immagine riflessa a fargli credere a un’altra realtà possibile. 

Un libro che intreccia armoniosamente storie che pulsano di dolore, malinconia e desiderio e che rincorrono tenerezze ed erotismo, modulano le attese, placano il piacere senza sopirlo mai.

Protagonisti (invisibili) di vite che affrontano esplosioni struggenti – da maneggiare con cura – che lasciano andare l’amore o lo accartocciano, o lo ricordano con sguardi lattiginosi e fluenti cosparsi di una nostalgia implacabile: quella di tutto ciò che poteva essere, della quale resta un indefinito Noi che però non sfoca mai.

Addii che durano tutta la vita, un frammento alla volta, senza essere mai definitivi e in questa incompiutezza si incastrano attanaglianti nel per sempre, che è tutto il tempo che è loro concesso.