Barbara Frandino – Tremi chi è innocente

Cosa distrugge una famiglia, cosa la infetta, cosa si propaga come un morbo in quella camera iperbarica che ad un certo punto smette di funzionare? 

Poco ossigeno, quello che resta lo si toglie all’altro. Mors tua, vita mea.

“Noi tre non siamo più una bella squadra, siamo l’opposto di una bella squadra, siamo tre solitudini che cercano di salvarsi”.

Barbara Frandino – Tremi chi è innocente

Nico è un adolescente ansioso, a tratti ipocondriaco. Intelligente, attento e fantasioso. Così tanto fantasioso che si convince, in un modo o nell’altro, di essere l’artefice del delitto di uno dei suoi insegnanti e quindi cerca disperatamente di ricostruire i fatti.

Ma in questo tentativo sembrano tutti colpevoli.

“Insomma, se fossi andato a dire a un poliziotto che Lorenzo Costa era morto perché io avevo preteso che morisse, mi avrebbe preso per uno squilibrato”.

Ma perché Nico desiderava tanto che il suo professore morisse?

Mentre tenta di controllare il disordine e si rende conto che il solo tentativo di pensarlo è di un’arroganza ontologica, si snoda feroce il rapporto con i propri genitori.

Il padre è una persona solida, ma gli uomini tutti di un pezzo non sempre riescono ad infilarsi tra le righe di un libro. Neanche assottigliandosi all’estremo. Così, in antitesi, si espande. Diventa una presenza ingombrante, vaga per il salotto, si rimpinza in cucina, si riempie di cibo, e intralcia la casa di oggetti che lui stesso, in quanto ingegnere, avrebbe voluto inventare.

E sua madre? Quasi eterea, persa nei libri, una laurea messa da parte a favore di sogni irrealizzati. Così bella, le bastano gli spazi bianchi tra le pagine di un romanzo per sentirsi bene, ma i desideri si sa, sono una questione complicata.

E bisogna sempre stare attenti a ciò che si brama tanto ardentemente. 

Ma chi potrebbe avere ucciso il professor Costa? Basta desiderare qualcosa impetuosamente affinché si avveri?

Nico così inizia a scavare partendo da sé stesso. Ma non potrà che scoprire che a pochi centimetri da sè regna l’indicibile. 

È un gioiello questo noir domestico, la sua forza è non solo nella trama accattivante ma nelle parole e nel ritmo.

È un libro “pieno”, analizza i legami, fa anche sorridere, è ironico, è scritto meravigliosamente. 

La scrittura è la vera arma del delitto di questo libro, perché affonda nelle pagine, non lascia scampo o spazi vuoti. È una perla che affascina e si lascia divorare, e tra una citazione e l’altra si arriva alla fine e ci si sente tristi. Perché è uno di quei romanzi che è difficile lasciare andare, ha molto da dirci, magari proprio di noi. O di qualche parte di noi, tra crepe e guizzi di luce.

Un giallo introspettivo delizioso, ma non solo. È un romanzo scritto davvero bene. Le parole corteggiano, ammaliano, dirompono. E questo sì che è un reale valore aggiunto alla narrativa.

Assolutamente consigliato.

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