Christian Bergamo – Un’ora

Un’ora, ma solo una volta l’anno.

Ventiquattro ore, ma dilazionate.

Questo è il patto tra Diego e Camilla, quando nel passaggio dall’ora legale a quella solare si incontrano.

Ci sono delle regole per fare in modo che quell’ora non venga in alcun modo posticipata e che l’uno non cerchi l’altro al di fuori di quello spazio e di quel tempo costruito e pensato minuziosamente.

Il notaio è Lucio, il proprietario di un locale, testimone dell’accordo tra loro.

Quell’unica ora è ciò che si concedono l’uno dell’altra, anche quando la curiosità diventa morbosa, anche quando si vorrebbe sapere di più.

“Li osservavo e pensavo alla promiscuità di ogni gesto, alla tentazione difficile da tenere a bada, poi però mi è venuto pure da pensare alle cicatrici che quella loro storia avrebbe lasciato, a quanto male potevano farsi se avessero continuato a rispettare un patto che non esisteva tranne che nelle rispettive menti”.

Christian Bergamo – Un’ora

Lucio è eletto a facilitatore dei loro incontri, e anche uno spettatore avido, un sognatore che forse non vuole smettere di credere al lieto fine. Ma nel frattempo anche la sua vita va avanti e tutto viene narrato attraverso i suoi occhi.

Un’esistenza che scorre, anzi tre, ma che collateralmente coinvolgono altri protagonisti, e tutto sembra così vero da farci credere che questi personaggi esistano realmente da qualche parte nel mondo. Gli amici e le loro storie, la moglie di Lucio Roberta e il figlio Federico, e poi Sara.

Il legame con Roberta taglia trasversalmente tutti gli anni, lei che ripara, disinnesca e che sa esserci, forse è la salvezza che Lucio neanche merita. 

Tutti loro attraversano le pagine rendendole vive e vivide più che mai.

Ventiquattro anni, sono una vita.

Eppure nessuno molla, gli incontri proseguono e la vita di Lucio va avanti, tra delusioni, momenti bellissimi, rivalse, tenerezze, perdite.

Capitoli brevi ma taglienti come lame, arrivano esattamente dove vogliono arrivare e credetemi se vi dico che smettere di leggere è impossibile.

Ci sono anni dedicati al silenzio, altri dove è necessario imporsi, esplodere, affermare sè stessi. O perdersi un po’.

La leggerezza dei vent’anni, la presa di coscienza dei trenta, i dubbi dei quaranta. Diego e Camilla raccontano la propria storia, a volte con semplici frasi che racchiudono un anno intero, non mollando quella promessa tacitamente rinnovata di restare.

Ma solo per un’ora.

In fondo tutto ciò che dura è perché viene usato poco… Oppure no?

E come quella stanza del pub dove i tanti orologi segnano un’ora diversa i nostri protagonisti sembrano avere alterato il senso del tempo dove tutto può essere cambiato in qualunque momento.

È una porta a vetri sulle occasioni, è uno sliding doors sulla vita che però è concesso solo una volta all’anno. Che si dimostra essere non solo una parentesi ma la vita che scorre, e da quella porta a vetri si vede l’interno. Chiaramente. Ma bisogna voler guardare.

“Di colpo hanno smarrito le parole come le occasioni. Stavano fermi ad aspettare che scoccassero le tre. Ogni tanto uno abbozzava un sorriso, ma si trattava soltanto di un accessorio. Eccoli fragili, ragazzini, imbranati, estranei. Vedi l’amore che giro che fa per poi perdersi e scordarsi dove stava andando. Questo, pensavo, è quello che succede quando alla fine non è una tappa del percorso, ma solo una conseguenza.”

Con una scrittura limpida e cristallina l’autore ci regala uno splendido viaggio, che sa di seconde occasioni, di rimpianti talvolta, di attese ingiustificate.

Vite che scorrono anno dopo anno gonfie di attanaglianti nostalgie, di futuro immaginato e di promesse.

Perché in qualunque momento del proprio percorso ci si trovi ciò che pulsa sempre è la speranza che l’anno seguente sarà diverso, sarà migliore.

È un romanzo che ci permette di perderci, ritrovarci, sognare e commuoverci.

È il libro più bello che abbia letto quest’estate, e credetemi che quando girerete l’ultima pagina Diego Camilla e Lucio saranno lì a sorridervi, nell’anno che voi deciderete che sia quello giusto per loro. Ed anche per voi.

“Sapevate di occasioni perse. Lo sapevate bene. Eravate esagerati in tutto. Nell’innocenza, nella stupidità, in una promessa che era una condanna, nella ripetizione ossessiva di piccoli accorgimenti tra due che sconosciuti non lo sono mai”.

Christian Bergamo – Un’ora

E sulle note di “Senza fine” giro così l’ultima pagina, gli occhi liquidi al mare blu cobalto, e il pensiero del tempo che fa balzi in avanti e poi indietro. E così sorrido anch’io.

Un’ora. Ora.