Avete mai sentito parlare delle Majare?
Siamo a Lipari nel 1902.
Un pezzo di roccia e pietre che sembra essere buttato per dispetto nell’acqua, e come sa chi nell’acqua ci vive è “idda che comanda”.
Agata è una creatura del mare, nata tra sale e vento, incastrata in una realtà familiare patriarcale complessa. La madre la rifiuta, i fratelli la vorrebbero diversa e il padre Pino è partito in cerca di fortuna per l’Argentina.
Agata è solitaria, inquieta ma piena di luce. Riesce a sentire il dolore dell’altro e riesce a curarlo. Scorge frammenti di futuro con un solo tocco. Una realtà complicata basata su doveri, pesca notturna e un femminile che non riesce ad esprimersi, non ha spazi o possibilità.
Il padre di Agata è una meravigliosa eccezione, un rifugio che riesce a farla sentire al sicuro.
“Ai suoi figli aveva insegnato pure le cose della terra, a coltivare per mangiare, perché bisognava saper fare tutte e due le cose, seminare e pazientare, buttare le reti e, anche lì, aspettare.
Pino si portava pure la picciridda in barca, perché si usava così, pure le bambine uscivano a mare, ché da grandi dovevano imparare a fare tutte cose come i masculi. E poi dovevano imparare a leggere e scrivere, maschi e fimmine, che era una cosa assà importante che lui non aveva mai imparato, per pescare non serviva.
Per lui non si dovevano fare differenze tra figlie femmine e figli maschi. Pino non era un uomo come gli altri, idee tutte sue. Delle donne, per esempio, aveva ammirazione e rispetto.la sua anima intrecciava il filo robusto della tradizione con la consapevolezza della forza delle fimmine, fiere e indomabili come gigli selvatici.”
Agata cresce, la strada verso l’età adulta è ispessita di ostacoli e la realtà è a misura di un maschile quasi sempre ingordo o bugiardo. Come il suo primo Amore. Ma lei non si arrende alle convenzioni, è una disobbediente, una ragazza che vuole conoscere a fondo prima di tutto sè stessa e che non cede al matrimonio per adattarsi alle convenzioni.
Solo Teresa tenta di aiutarla a gestire il suo dono, e Agata si presta a salvare chi è in pericolo, chi soffre, e la sua fama inizia a farsi strada ma questo non la protegge. Perché a una donna si può perdonare tutto tranne la sua ontologica potenza.
È una storia intensa sin dalle prime righe, che rapisce, è magica. Fonde storia, tradizioni, incanto e fiction.
È ispirato alla storia vera di una guaritrice e le parti in dialetto – non stretto – permettono al lettore di calarsi più facilmente nella realtà che viene narrata.
Credetemi, è un viaggio bellissimo. Composto di mare, terra, sale, vento.
E che parla di una donna che sfida ogni convenzione scritta e non per diventare davvero chi è destino che diventi.
Ed in questa magica trasformazione vi innamorerete perdutamente di lei.


