Franco Curreli – Il raccolto dell’anima

Sinossi. Zemiro, giovane di successo, decide di raccontare al giornalista una storia che lo ha segnato profondamente. Nel 2006, dodicenne a San Gavino Monreale e orfano di padre, passa l’estate a osservare la pianura e il solitario Riccardo. Un incidente segna l’inizio di un legame inaspettato tra i due. Nel frattempo, scopre degli scritti nascosti del padre che lo porteranno a una nuova consapevolezza e a un cambiamento profondo nella sua vita.

“Quando riemergerai dal tuo abisso non dubitare, anche se fuori sarà tempesta, sarai invaso da un raggio di sole”. 

Franco Curreli – Il raccolto dell’anima

Recensione: Andrea, Carolina e Zemiro. Un intreccio bellissimo e intimo. Così come questo romanzo. Ci ho messo un po’ per essere pronta alla lettura. Mi ha colpita dalle prime pagine ma gli ultimi mesi sono stati impegnativi. Ho una grande stima dell’autore, blogger come me, che ora si trova dall’altra parte, quella dello scrittore. Con un talento innegabile. Quando ho ripreso il libro, nella tranquillità della montagna Toscana, sapevo che non lo avrei più potuto lasciare.

“La vita a volte prende delle deviazioni rispetto alla strada preventivata, allungando il percorso con divagazioni che complicano e rallentano, offrendo diversi punti di vista, oltre ogni immaginazione. Il vecchio Riccardo non avrebbe mai pensato di trovare un amico alla sua età, men che meno che l’amico in questione avesse 12 anni. Un vecchio e un bambino. Si chiedeva chi donava a chi?”

Un esordio che non ha nulla di esordio, perché la scrittura accarezza e narra poeticamente. Senza forzature, senza alcuna imprecisione. È avvolgente e talentuosa. 

Zamiro perde il padre a dodici anni.

Siamo a San Gavino Monreale ed è il 2006. La Sardegna è uno spazio che vibra e accoglie.

Rapportarsi con la perdita è dilaniante, in aggiunta ai problemi economici che assillano sua madre Carolina, che vengono percepiti, nonostante la giovane età di Zemiro, nella loro piena ingiustizia.

Ma Zemiro ha una piccola consolazione: tra le sue mani danzano dei fogli che lo ricollegano direttamente a suo padre. A volte afferra il senso generale di ciò che legge, altre volte le parole restano frastagliate non riuscendo ad andare oltre i contorni, continuando a riecheggiare nella sua mente per giorni. 

“Carolina non è una spalla sulla quale appoggiarmi, non è nemmeno un dono. Carolina è la terra oltre l’orizzonte. Io ci voglio andare dritto incontro. Zemiro aveva solo 12 anni ma ne intuiva l’efficacia. Nessuna barbosa dichiarazione d’amore poteva eguagliare la roba dell’orizzonte, pensò.”

È come una danza corale questo romanzo di formazione, perché ognuno gioca un ruolo fondamentale e condivide perfettamente tutti gli spazi.

C’è un evento che segna un vero e proprio spartiacque nella vita di Zemiro. Le sue abitudini devono necessariamente cambiare. C’è un avvicinamento al silenzioso e solitario Riccardo con il quale, nonostante la differenza di età, nasce una bellissima amicizia animica. 

“I libri, le storie, il passato diventano i protagonisti del loro legame, leggevano ad alta voce e Riccardo tirava fuori aneddoti curiosi ricordando il passato”. 

Il raccolto  dell’anima. Ognuno ha diritto ad avere il proprio. E posso capire bene quanto sin da giovanissimi si possa essere portati – o invitati dagli eventi – a costruire il proprio bagaglio emotivo.

“Le domande sono la risposta a tutto. Ogni qualvolta i suoi pensieri si articolavano in mille perché, la conclusione alla quale arrivava era sempre una domanda che sintetizzava tutte le altre. Le risposte come l’acqua di uno stagno, immobile, melmosa. Le domande invece erano lo spumeggiare feroce di un torrente.”

È un libro intenso. che commuove ed emoziona. Le parole scandiscono ritmicamente le pagine, è una lettura che riempie il cuore, che fa palpitare i sentimenti. Fa tornare indietro nel tempo, ci affida i ricordi stimolandone altri che improvvisamente scopriamo essere più vivi che mai. È una lettura delicata e nel contempo molto potente che affronta temi sensibili – la perdita, il bullismo, la malattia, la ricerca di sè stessi – e affonda nelle nostre radici. Nel contempo guarda al futuro, e al nostro raccolto. Quello che ci portiamo dietro, che si cela dietro le buone parole, i buoni sentimenti e i legami inspiegabili, che ci fa sentire vivi e che ci fa guardare avanti. Perchè fuori – e dentro – ogni abisso c’è una scheggia di luce da raccogliere e portare con sè.

Grazie✨