Gianmarco Perale – Amico Mio

Gianmarco Perale – Amico Mio

🏚️ – Ma tu mi credi?
Quante volte lo abbiamo chiesto o avremmo voluto farlo?
Essere ascoltati, essere scelti, essere i migliori del globo.
Non per tutti, ma per una persona sola. Quanto è importante tutto questo?

🏚️ Tom ha un amico del cuore, si chiama Poni. La loro amicizia è viscerale, totalizzante. Quando Tom ha una reazione a dir poco eccessiva nel tentativo di difendere il suo amico, non si sente a sua volta difeso da nessuno. Perché è convinto che un attacco per protezione non sia grave come un attacco tout court.
Tom non si sente compreso da sua madre e vede Poni allontanarsi, al punto che inizia a ragionare su nuovi escamotage per incrementare il loro rapporto esclusivo, fino ad arrivare alla “casa della nonna” da trasformare in una sorta di nido per questo legame struggente che lo attanaglia e che reclama prepotentemente un’esclusiva assoluta e senza appello.

🏚️ Tom si sente solo contro tutti e soprattutto non si sente accolto, mai.
Le bugie inizialmente soffici poi brutali inizieranno ad essere i suoi cuscinetti, quella base (in)sicura dove sprofondare il terrore di abbandono e rifiuto.
– Ma tu mi credi?

🏚️ È una scrittura asciutta quella di @gianmarcoperale perché, come la migliore letteratura vuole, ciò che si può dire con poche parole deve essere detto proprio così.
È però tagliente, una lama.
Dialoghi che non perdono mai di potenza e che raccontano espressioni, fruscii, sospiri, gesti arrendevoli, pur senza descriverli.
E quando i sentimenti vanno fuori controllo, quando l’amore straripa senza avere il giusto contenitore, quando ci si sente frantumati da una forza intrinseca che frulla, mischia, confonde, divampa, come si può fare se si hanno solo tredici anni?

🏚️ Questo è un libro magico e doloroso, per coloro che ricordano i banchi di scuola, quando il nostro migliore amico (o colui che volevamo lo fosse) non ci difendeva quando volevamo, non ci faceva sentire primi, unici.

🏚️ È un libro sulla morbosità e sull’ossessione sì, ma è anche un romanzo sul bisogno disperato di essere amati, di trovare la giusta forma per riempire i vuoti emozionali in una modalità soddisfacente e per non dover aprire quella finestrella sul mondo che vorremmo, mentre la realtà resta un dirupo impervio e non confortevole.
E se si socchiude quello spiraglio inquietante, prima di rado e poi sempre più spesso, si sentirà solo il gelo che ci ritroverà disgregati, scissi, frantumati.
L’unico modo che abbiamo per riequilibrare è quello di unire il più possibile il reale e l’irreale e trovare un punto di accordo, ma con noi stessi.
E iniziare a crederci noi per primi.
E amarci, e sceglierci.
Frammento dopo frammento.
Il dono più grande è quello di dare alla luce noi stessi nella nostra pienezza.
E solo allora, tra le ciglia socchiuse e lucide, guardare nella direzione dell’altro.
E vedere noi, e vedere lui.

🏚️📝✏ Ed ora amici chiedo a voi: vi è mai capitato di non essere stati creduti? Come avete reagito? Vi leggo con affetto 🧡
Ringrazio @nneditore per la copia e la fiducia.