La Grecia mi ha regalato letture stupende.
Ognuno ha un luogo magico, quello dove ritrova il proprio centro. Penso che dopo tre anni io possa dire senza alcun dubbio che la Grecia è il mio. Direi anche che è un po’ “la mia persona” visto che a volte mi sento accolta come raramente mi capita nella vita.
La Grecia mi schiarisce la mente, mi permette di vedere più chiaramente le cose, le isole mi distaccano in ogni senso dalla terraferma.
Non mi sono mai sentita senza via di uscita in Grecia; nella vita, invece, mi ci sono sentita spesso, soprattutto in quest’ultimo anno, attraversando corridoi dove le persone fingevano di non conoscermi, vivendo compleanni (altrui) dove gli invitati chiaramente non avevano alcuna voglia di partecipare.
La sorellanza mi ha tradita. Tutto ciò in cui ho creduto e sul quale ho costruito la mia vita negli ultimi anni si è sgretolato.
Sono partita perché non avevo altra scelta che partire e cercherò di raccontarvi cosa ho scoperto.
Kimolos è introversa e si lascia scoprire con calma e da chi decide lei, Serifos è selvaggia e anticonvenzionale, non scende a patti.
Sifnos, beh… nonostante i cambiamenti, è la mia isola, l’isola che brilla.
La sabbia e i sassi sono pieni di glitter, la chora è arroccata alternando rigorosamente il bianco e il blu, senza sfumature, proprio come la sua bellezza, assoluta e folgorante.
Ho letto tantissimo e mi sono resa conto che tutti i libri che leggevo avevano un messaggio speciale per me.
Sono arrivata sulla prima isola mentre stavo leggendo “Tutte le mattine di Sybil“.
È stata una lettura che mi ha accompagnato durante il mio ambientamento. È un libro delicato, che inizia come un romanzo epistolare in cui una raffinata signora racconta la propria vita, tra le rose finalmente fiorite e un’estate troppo calda. (Il mio basilico, invece, non è sopravvissuto, nonostante la mia Nives).
Mi ha fatto pensare all’eleganza consapevole della mia professoressa del liceo Carla, che tuttora è nella mia vita e che continua a insegnarmi l’arte della misura e delle parole da asciugare — tanto non c’è speranza! —
Nulla è mai come sembra, proprio come Kimolos.
È un romanzo intenso e coinvolgente, che lentamente svela il suo intento e attraverso queste missive ci racconta la vita, talvolta aspra, altre volte più limpida e scorrevole.
Con il trascorrere dei giorni mi sono resa conto che mi stavo innamorando di quelle pagine, raccontavano un’esistenza ma lo facevano in una maniera delicatissima, narravano momenti tragici senza perdere mai quell’aplomb, regalandomi un’esperienza narrativa emotivamente preziosa.
Si dice in inglese “to fall in love”. Letteralmente, cadere in amore.
Qui invece si dice “Ti è successo Kimolos”.
Sì, mi è successo Kimolos.
La mia isola cristallina e riservata, con le sarde fresche, con Έλενα che mi ricorda che so scrivere in greco e con Frantzeskos che mi accoglie nella sua residenza bellissima con il pane morbido e il miele.
E le bakery, il vecchietto che sforna il pane ma solo molto presto – alle otto del mattino è già finito – e io che mi alzavo all’alba per assaggiare la μπουγάτσα γλυκιά calda.
Se doveste andarci, cercate questo forno e aspettate: se siete fortunati, troverete anche la loro τυρόπιτα al formaggio oppure la λαδένια, che è rossa, eh sì, cipolla a profusione!
A Serifos ho letto “Nero come il mare”, un thriller incredibilmente adrenalinico che si svolge all’interno di un faro, immerso in una natura incontaminata, con un mare che può diventare burrasca, su un’isola apparentemente brulla dove nessuno è chi dice di essere. E anche se si svolge tra i fiordi vi assicuro che non avrei potuto scegliere lettura migliore per un’isola che mi ha perfettamente accompagnata tra le tempeste inaspettate quando ci si aggrappa alla vita con un’ostinazione sconcertante, nonostante tutto.
È un libro che, proprio come Serifos, racconta una vita fatta di piccole abitudini, di colline e di cielo, di un’abbondanza celata dietro una terra solo apparentemente riarsa.
A Sifnos ho terminato “Il Calamity Club”.
In realtà, essendo un libro di quasi 750 pagine, mi ha accompagnata in tutte le isole al punto che le pagine si erano ormai staccate per quanto lo avevo vissuto.
Vi consiglio di esplorare Sifnos con il quad, anche se siete in tanti.
È un’esperienza unica: attraversare paesaggi che riescono a cambiare così tanto prospettive e colori da racchiudere al loro interno tanti mondi differenti e una natura totalmente incontaminata, dove le caprette vi saluteranno nel vostro viaggio verso Faros, le tamerici vi accoglieranno facendosi ombra e conforto.
Anche qui mi sento di aver lasciato degli amici, con quella sensazione, però, di non aver detto addio, perché forse non è davvero un addio.
“Il Calamity Club” è un romanzo assordante; quando si inizia non lo si può lasciare. È come se si venisse inglobati da una narrazione potentissima che ci parla di ingiustizie e di riscatto e di donne, di tutte quelle decisioni che hanno dovuto prendere per salvarsi nell’America degli anni Trenta, durante il proibizionismo.
È un omaggio alla storia, quella fatta dalle donne, ed è un omaggio a loro, che hanno continuato a credere nella sorellanza, nell’amicizia e nella possibilità di salvarsi.
E aggiungo che era da qualche tempo che non leggevo un libro così bello.
Uno di quei libri che quando arrivi alla fine vorresti che non finisse mai. Proprio come i viaggi che ti cambiano, che ti scaldano. Proprio come le persone belle, che ti accolgono, e che non considerano le tue attenzioni una red flag (ebbene sì, accade), e che sorridono se dici pizza e che quando le saluti, piangi.
Volevo condividere con voi tutto questo.
Vi auguro compleanni a numero chiuso, affinché dentro ci siano soltanto persone felici di esserci.
Vi auguro anime pulite dentro, come il mare cristallino delle mie isole, capaci di farvi sentire al sicuro.
Vi auguro letture bellissime e vi auguro l’irriverenza e il coraggio di scartare tutto ciò che non assomigli alla vostra essenza.
Io vi auguro la Grecia.
Un grazie speciale a Kimolos, a Frantzeskos e a Casa di Kimolos. Al forno “Ο φούρνος του Νίκου”, per il quale mi sono alzata a orari improponibili. A Έλενα, per l’amicizia. A Sardis, per avermi sfamata. 🙂
A Serifos non posso che ringraziare Valerio, conosciuto grazie al gruppo “Amici della Grecia”, preziosissimo nell’aiutarmi a costruire un itinerario che mi corrispondesse in pieno. Niente turismo di massa: solo autenticità.
E Sifnos, beh… grazie a Chris. Di nuovo. Ad Anna e a Kiki, la migliore cuoca mai trovata. E sì, ho pianto. Ma ho capito che a volte non si torna in un luogo: si torna a sè stessi.



















