Iris Bonetti – La genesi del male

“Nella vita si sopravvive a compartimenti stagni, ma il dolore prima o poi crea delle falle, e quando questo accade si cola a picco. Devi tenerne sempre conto.”

Ieri. Abbiamo un orfanotrofio, otto bambini seguiti da una tutrice crudele dalla quale tenteranno di fuggire, non senza irreparabili conseguenze. Ioan è tra loro loro.

Ora siamo a Torino, è una serie di atroci e inenarrabili delitti si susseguono. E sembra evidentemente l’opera di un seriale, viene chiamato Il pastore, come unica traccia lascia un pupazzetto di pecora sulle vittime. Si accanisce su di loro ostinandosi rabbiosamente sui loro volti, sradicando così la loro identità, cancellando le espressioni, ed eliminandoli dal mondo.

Leonardo Landi, un cronista investigativo, lavora da tempo sul caso affiancando l’ispettrice Laura Pacini. Nella nuova squadra è presente Ana, una psichiatra affascinante e temeraria.

Landi ne resta ammaliato, e racconta parti di sé che era abituato a tenersi dentro ad esempio l’incidente che ha visto perdere la vita ai suoi genitori e la scomparsa di sua moglie, in attesa del loro primo figlio. 

Ana è una psichiatra ricca di esperienza e piuttosto innovativa, talvolta nelle proprie sedute introduce l’ipnosi. È amata dai propri pazienti, è una professionista stimata, e quando inizia ad essere seguita e quindi a sentirsi minacciata non riesce a darsi pace su chi possa volerle fare del male.

E se fosse lei la chiave di questo mistero?

Un altro POV si intreccia, quello di un uomo che non riesce a tenere a bada i propri istinti, e lo seguiamo scoprendo cose di lui che cerchiamo di incastrare nella trama principale.

Ma l’indagine non è semplice da sbrogliare.

“Anche l’uomo più forte finisce nell’ abisso e se non butti fuori il dolore, finirà per divorarti.”

In questo thriller così intenso molti sono i temi che vengono affrontati: i traumi infantili, il dolore della perdita, le cicatrici che non riescono a risanarsi.

E le luci e le ombre, soprattutto loro, sono le protagoniste di questo giallo impeccabile dal quale è impossibile staccarsi.

La figura di Leonardo Landi è come il richiamo di una sirena, incantevole ed inquietante. Perfettamente caratterizzato soprattutto nelle zone più oscure, con una capacità particolare: quella di “sentire” le cose poco prima che avvengano.

“ Il modo migliore per capire dove va un uomo è conoscere il suo passato, dove ha vissuto e soprattutto cosa lo ha trasformato.”

È un viaggio straordinario nell’ inconscio questo noir, che riesce a mantenere pregnante e viva la componente introspettiva.

Ogni storia che viene narrata (e abilmente incastrata) nasconde tormenti profondi, che divorano dall’ interno, che lasciano una brama inenarrabile di felicità ma anche l’incapacità di rigenerarla, di produrla.

Il finale è da brivido, sotto ogni aspetto, con un epilogo difficilmente prevedibile. E non posso omettervi che è davvero forte, cruento, nelle tematiche che affronta.

Un libro che a mio avviso vale una attenzione e diffusione maggiore partendo da una impaginazione diversa (per esempio i caratteri sono davvero troppo piccoli).

Deve espandersi in ogni senso, perché una penna così acuta e potente merita una eco significativa.

È già il mio thriller dell’anno.

Spettacolare.

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