Kathryn Stockett – Il Calamity Club

Editore: Mondadori

Collana: Omnibus

Traduttrice: Isabella Polli

Pubblicazione: 2026

Genere letterario: narrativa contemporanea

Titolo originale: The Calamity Club

Pagine: 744

Sinossi: Mississippi, 1933. A soli undici anni, Margot “Meg” Lefleur ha imparato a sue spese che non può fidarsi di nessuno. Dal giorno in cui improvvisamente la sua adorata madre, Charlie, non è tornata a casa, Meg è diventata una delle bambine “non adottabili” dell’orfanotrofio della città, dove lotta ogni giorno per non perdere la speranza e mantenere vivo il suo spirito indomito. “È la speranza una creatura alata” recita una meravigliosa poesia che ha imparato a memoria. E quella poesia le ricorda la sua mamma. Quando incontra Birdie, Meg ha finalmente la sensazione che qualcuno si preoccupi davvero del suo futuro. È stata la disperazione a portare Birdie lì a Oxford: la Grande Depressione stringe la sua morsa e, se non paga le rate arretrate del mutuo, rischia di finire in mezzo alla strada. La giovane intende chiedere un prestito alla sorella, che ha sposato l’erede dei Tartt, una famiglia ricca e ben introdotta nei salotti dell’alta società. Molto presto, però, si rende conto che il loro benessere non è altro che una facciata sostenuta da un’impalcatura di bugie. Ma un giorno il caso conduce Charlie davanti alla porta di Birdie. Vittima di un sistema che l’ha ridotta sul lastrico per poi portarle via la figlia, Charlie non ha più nulla, tranne la sua intraprendenza. E propone a Birdie un piano audace ed estremamente rischioso, che potrebbe però risolvere i problemi di entrambe. È un’alleanza insolita, quella che si crea in casa Tartt, eppure fortissima, come accade tra persone che possono contare solo su ciò che hanno da darsi reciprocamente, sfidando ipocrisie e convenzioni. E, in un momento in cui alle donne viene negato ogni diritto, il loro piccolo atto di ribellione porterà conseguenze che non avrebbero mai immaginato…

Recensione:

Non ci si può fidare di nessuno.

Le mamme non tornano indietro.

La sorellanza non esiste.

Questo è ciò che crede l’undicenne Meg dopo essere stata dichiarata “non adottabile”.

Le è stato tolto tutto, anche la possibilità di andare a scuola. Le resta solo la consapevolezza che sarebbe più facile restare e subire. 

La verità vera, però, è che se a una creatura togli l’aria dopo aver ripreso a respirare, lei diventerà feroce e farà di tutto per riaverla.

Birdie, invece, viene pagata molto meno del ragazzino di bottega solo perché è una donna. La sua famiglia, dopo la morte del padre, rischia di perdere tutto e per questo decide di chiedere aiuto a sua sorella Frances, che pare abbia fatto un matrimonio estremamente vantaggioso.

Birdie è quella sfortunata, meno avvenente, quella che si è ammalata da piccola e dicono non possa avere figli.

Ma le apparenze ingannano tranne per una dolorosa verità: una sorella non è tenuta ad amarci necessariamente solo perché è nostra sorella.

Due punti di vista, due storie che intrecciano altre storie fino a confluire nell’epilogo del Calamity Club. 

Per scoprire che è proprio oltre la superficie, tra le pieghe dell’emarginazione, che le nostre protagoniste scopriranno per la prima volta un autentico senso di appartenenza.

Donne che sfidano l’ipocrisia del tempo, mettendo a rischio tutto ciò che hanno per la giustizia e per la libertà.

Con una voce incredibilmente intensa e una scrittura profondamente evocativa vengono tratteggiati personaggi estremamente realistici e meravigliosamente imperfetti.

Oltre settecento pagine che scorrono veloci: se ne vorrebbero molte altre da leggere perché il romanzo coniuga un contesto storico complesso e temi aberranti senza sacrificare quella fluidità che fa volare le pagine.

Ironico e commovente, senza cadere mai nella stucchevolezza.

Una penna raffinata che denuncia con assoluta obiettività le ingiustizie, l’orrore della povertà e i soprusi sociali.

È un romanzo che scava dentro, che trasforma, che fa rabbrividire e piangere, e nel contempo travolge, commuove e invita alla riflessione.

È un punto di riferimento imprescindibile per la letteratura contemporanea e non trovando parole migliori per esprimere quanto mi abbia coinvolta, non mi resta che consigliarvi di leggerlo senza riserve: 

Il libro più bello degli ultimi anni.

L’autrice: Kathryn Stockett è nata e cresciuta a Jackson, in Mississippi. Dopo la laurea in letteratura si è trasferita a New York, dove ha lavorato nove anni nell’editoria e nel marketing di periodici. Attualmente vive ad Atlanta con il marito e la figlia. The Help, pubblicato originariamente da Mondadori nel 2009 con il titolo L’aiuto, è il suo primo romanzo.

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