Luigi Galluzzo – L’estate di Sicari

Vi va di scoprire una nuova detective?

E di fare un piccolo viaggio in Sicilia?

Elena è una ex commissaria molto particolare, estremamente empatica, con delle strane sensazioni che le permettono di avere delle premonizioni su ciò che accade. Non è nulla di specifico, sono come delle ondate, delle vertigini che non le fanno presagire nulla di buono.

“Era tanto tempo fa, come fosse ora, era allora, come sempre. Un attimo dopo le ginocchia le si piegarono per il dolore. Una fitta improvvisa tra le costole, all’altezza della bocca dello stomaco, le tolse il respiro. Respirò, si guardò intorno: la mia dannazione.”

La sua vita è piuttosto solitaria, ama cucinare per le persone che hanno bisogno di cure, ma lei mangia pochissimo.E poi c’è stata l’esperienza in polizia, non propriamente positiva ma che le scorre ancora sotto pelle.

“Ho lasciato la polizia perché ero delusa: insomma le indagini, provare a scoprire la verità… Ma quale verità? Intorno avevo solo menzogne.”

Siamo in un paese incastrato nell’entroterra siciliano e Lea, una scrittrice di successo, viene trovata assassinata e le prime indagini portano immediatamente a Thea, la ragazza che Lea stava frequentando nell’ultimo periodo.

Thea ricorda in una maniera impressionante il grande amore di Elena, quello perduto e che le è rimasto dentro come un martello pneumatico, qualcosa impossibile da estirpare.

“La pelle, insomma era come se avessero la stessa pelle, e non era una questione di sesso, era qualcosa di diverso e più totale. Un riconoscersi piuttosto: era proprio quella frase che si scambiavano all’inizio della loro relazione, noi ci siamo riconosciute”.

È una scrittura limpida, intervallata da poesie e canzoni che la rendono ancora più armonica. La storia si ingarbuglia, nuovi personaggi si affacciano nella vita di Lea, ma non è semplice incastrarli nel quadro generale. Elena però non molla, le sue sensazioni non sbagliano. Istintiva, una figura estremamente umana, e per questo tormentata più che mai. Nonostante i suoi fantasmi non l’abbandonino timidamente tenta di riaffacciarsi alla vita. 

Il mondo dell’editoria non sempre fluido, la Sicilia – che avrei voluto sentire forse un pò di più – e le parole sono sicuramente lo sfondo di questo libro. Alcuni passaggi del romanzo sono molto “di pancia”, narrando un sentire femminile potente e intenso, talvolta distruttivo e famelico. Un finale non scontato per un giallo scorrevole, accattivante e bene orchestrato.

“La vita è torbida, ci lascia sporchi e non è possibile sfuggire al fango che ci investe. Perchè il mondo è governato da menzogne: quelle che ci sorreggono, diventando castelli di finte certezze, a cui crediamo di credere; e quelle che ripetiamo a noi stessi per non morirne.”