“Chi non è più tuo amico non lo è mai stato”.
Esiodo
È complicato diventare adulti.
Ma può esserlo anche tornare indietro nel tempo e rivivere la propria adolescenza nella memoria.
O ancora di più, ricordare le persone che abbiamo amato davvero e che poi abbiamo perso.
E tra loro, la nostra migliore amica.
“La gente ci tiene così tanto a incasellare le persone, le ragazze soprattutto, che io dovevo essere buona o cattiva, popolare o emarginata, bella o brutta, principessa o strega. Dovevo voler bene ad Angélique alla follia oppure essere la sua peggior nemica, dovevamo aver litigato per un ragazzo, un vestito o una questione di invidia, dovevamo esserci augurate la morte l’una dell’altra o aver bevuto mojito insieme fino alla fine dei nostri giorni, parlando di ragazzi al bar del porto, o persino, come ho letto su alcuni giornali, una di noi doveva essersi innamorata dell’altra, la quale le avrebbe spezzato il cuore. Doveva essere o tutto o niente. L’amicizia, quella vera, con ciò che comporta in termini di compromessi, litigi, sentimenti a volte complessi e contraddittori, a quanto pare era troppo complicata da capire.”
Sono strani i legami che si vivono durante l’adolescenza. Dicotomici e potentissimi. Pensiamo che dureranno per sempre, invece evaporano, tendono a scomparire, quasi senza dare fastidio.
Sono strane le ferite che si subiscono durante l’adolescenza. Pensiamo che ce ne dimenticheremo e invece dopo oltre vent’anni pulsano sottopelle, silenti, flebili ma vive.
Anni 90. Sarah Leroy e Angélique sono migliori amiche da quando avevano sette anni, dal momento in cui si incontrano al cimitero di Bouville-sur-Mer, un piccolo paese sulla Manica. Sarah ha appena perso sua madre e Angélique le offre quell’abbraccio accogliente e denso che merita. Angélique è bellissima, avvolgente e schietta.
Sarah è una ragazza diversa da lei; è riservata, educata, garbata. Non trova il suo posto nel mondo dopo la perdita. La famiglia ricostruita che le viene imposta sembra prima avvolgerla poi rigettarla. Le resta l’acqua, il cloro, il nuoto. E l’amicizia. Finchè inizia a sgretolarsi violentemente anche questa, proprio mentre Sarah trova il suo posto nella società.
Ma ad un certo punto scompare. Sarah ha 17 anni. Non si è mai più saputo niente di lei.
Oggi. Fanny Courtin, giornalista e sorella di Angélique, è costretta a partire da Parigi per tornare a Bouville insieme alla figliastra adolescente Lilou per un articolo proprio su questa tragedia.
Fanny è diventata spigolosa nel tempo, fragile, a tratti cinica o solo molto schermata.
Completamente dedita al lavoro e al conteggio delle calorie, intrappolata in una realtà apparentemente impeccabile con un compagno sempre troppo assente. Da tempo ha perso i contatti con Angélique, ma al suo rientro è costretta a fare i conti anche con la scomparsa della propria madre.
Il rapporto con la figliastra, Lilou è fortemente conflittuale. Ma Lilou si appassiona alla storia di Sarah, sente una affinità, e accompagna Fanny nelle ricerche con il fine di ottenere dei crediti scolastici. E così tra i vari appunti di Fanny scopre le “disincantate”, ovvero il gruppo di amiche formato dopo la separazione di Sarah e Angélique. Perché ad un certo punto ci fu uno strappo e la sua eco risuona fino ad oggi.
“Tutto è caos, attorno a me, tutti i miei ideali: parole rovinate…
Cerco un’anima che mi possa aiutare
Sono di una generazione disincantata.”
E poi Lilou scopre che è stata proprio Fanny ad essere stata l’alibi di Angélique, la quale è diventata dall’essere la sua migliore amica alla principale sospettata di omicidio. Perchè Sarah è stata data prima per scomparsa, poi per morta. Inevitabilmente.
Ma perché? Come un’amicizia così profonda si è potuta incrinare? Quella complicità atavica come si è potuta interrompere? E come sono nate le “disincantate”?
“Promettiamo di restare amiche nella vita e nella morte, nella buona e nella cattiva sorte, saremo solidali, qualunque sia la situazione, e ci sosterremo sempre. Siamo le Disincantate.”
È un romanzo che trasversalmente taglia stagioni e legami. Non racconta solo di sorellanza o solidarietà femminile, ci parla di famiglia, dei primi amori e della devastazione che lascia il non sentirsi accolti. Come un viaggio nel tempo, ci fa rivivere sensazioni intense e necessariamente vissute almeno una volta nella vita. Con un pizzico di mistery che lo rende accattivante, dal quale è difficile staccarsi. Con un giallo che si snoda nell’oggi, con tutti i cambiamenti che sono avvenuti nel tempo. Ma alcune cose no, non si modificano.
Ci sono legami che restano. Come i molluschi, che nell’acqua trovano il modo di rimanere ancorati e difendersi dagli attacchi esterni. Proprio per questo passano inosservati, perché il filo che li mantiene attaccati è invisibile. Eppure resistono. E si proteggono. E L’acqua è la loro culla, un nido.
Ci sono quelle connessioni che resistono, proprio in questo modo. Quasi invisibili. Ma ineluttabili, eterne, libere. E spietatamente disincantate.
Grazie alla casa editrice Rizzoli che mi ha permesso di leggere questo romanzo avvincente in anteprima. Da oggi lo trovate in ogni libreria. E QUI il mio reel su IG.
Spoiler. Mi ha affascinata moltissimo la storia delle donne che hanno attraversato la Manica a nuoto. Una di queste, Olivia Vareille, nella notte tra il 13 e il 14 settempre 2020 lo ha fatto impiegandoci 13 ore e 28 minuti ed è stata fonte di isprazione per l’autrice di questo libro. Ma la prima donna in assoluto è stata Gertrude Caroline Ederle, una campionessa olimpica statunitense. Nel 1926 è partita da Cap Gris-Nez in Francia ed è arrivata a Kingsdown, in Inghilterra, dopo 14 ore e 34 minuti. Dopo di lei altre donne hanno compiuto l’impresa, ma il suo tempo è resistito come record per ben ventiquattro anni.



