Mélissa Da Costa – All’incrocio dei nostri destini

E voi se aveste la possibilità di uno sliding doors sulla vostra vita, in quale anno vorreste tornare?

Sono passati cinque anni. Ambre, per una richiesta di aiuto della sua amica Rosalie, torna di nuovo tra le stradine innevate di Arvieux e i vecchi amici si ritrovano. Cinque anni non sono un’eternità ma non sono neanche pochi per appurare che ognuno ha intrapreso un percorso diverso rispetto a ciò che credeva.

Questo romanzo è l’atteso seguito per l’autrice francese di Bucaneve. Ma non è indispensabile aver letto il libro precedente per seguire la storia, poiché la Da Costa è bravissima a non far mai perdere il filo.

Il romanzo gira abilmente intorno al tema delle seconde opportunità.

Il “finale” non è quello che i protagonisti auspicavano per sè stessi. Sono cresciuti sì, ma a quale prezzo?

È ancora possibile anche fiorire, brillare o è passato il tempo per farlo? È troppo tardi?

I quattro amici, mentre cercano di aiutare Rosalie e rintracciare Gabriel, sono sommersi dai ricordi e dai fantasmi che si ripresentano impietosi.

L’inverno allo chalet, la mansarda, la stufa a legna. I libri e le promesse.

Ambre ha affogato tutto nel lavoro. I progetti, i sensi di colpa e i dubbi. Anche la sua relazione. L’idea è che la distanza sgretoli tutto, ogni sentimento.

Ma rivedere Tim impegnato con un’altra persona e con lo sguardo serio e adulto la distrugge. 

“Ambre tentò di assumere un’espressione neutra, di calmare i battiti del cuore, ma il palmo di Tim le aveva lasciato una sorta di bruciatura sulla pelle. Impossibile ignorare quella sensazione. Era come se Tim le stringesse ancora la mano. Una sensazione simile ai dolori dell’arto fantasma. Sappiamo che l’arto non c’è più, ma continuiamo a sentire la sua presenza dolorosa, al punto di impazzire.”

All’incrocio dei nostri destini

Rimettere insieme i pezzi non è semplice. Con una scrittura delicata ma intensa l’autrice scioglie i nodi del cuore e accompagna i protagonisti verso scelte necessarie ma affatto semplici, ricordando al lettore la forza dei sentimenti, l’accettazione del fatto che sull’amore non abbiamo nessun potere.

È sempre un incidente e mai una scelta.

Tra “alberi decisionali”, voglia di riscatto, tematiche significative affrontate con gentilezza, la Da Costa ci mostra la strada della guarigione del cuore, che si conferma implacabile ma tenera come quel bucaneve spuntato tra la neve arida.

E la felicità, che è un diritto ricercare, anche quando sembra passato il momento per viverla pienamente.

È un sequel e lo consiglio innanzitutto a chi ha già letto Bucaneve. Ma credo che sia una lettura coinvolgente anche per chi si approccia per la prima volta a questa autrice che riesce ad emozionare con la semplicità delle piccole cose. Che poi a guardarle con distanza diventano immense. Un po’ come le ombre, che si allungano silenziose e prepotenti sul suolo ma che ci ricordano che esiste sempre la luce. E che ci sono legami intrecciati, e per quanto si cerchi lo strappo, non è detto che questo avvenga.

“L’alternativa sono io – disse Tim – è la felicità, la rivincita sulla vita che ha fatto schifo, è ricominciare a leggere…
E ti prometto che non invecchieremo mai. Non ci tradiremo mai.
Forever Young”.

All’incrocio dei nostri destini