Sinossi: Quando gli chiedono qual è il problema con gli adolescenti di oggi, il dottor Mauro Rolli non sa cosa rispondere. Alle diagnosi facili e alle etichette ha sempre preferito l’ascolto: leggere gli sguardi, interpretare il linguaggio del corpo. Dopo un inizio in ospedale, ha abbandonato la carriera in psichiatria, mettendone in discussione i metodi di cura. Per questo ha fondato a Roma il Centro La Ginestra, uno spazio di accoglienza e dialogo, dove i ragazzi si sentono finalmente visti. Mauro non cura dall’alto: si siede accanto a loro. Li ascolta. Li vede nella loro fragilità assoluta, anche quando non riescono a dire cos’hanno, anche quando le parole si spezzano in gola e la sofferenza è una cappa di buio. C’è Sara, che si rifiuta di uscire di casa. Irene, in guerra continua col cibo. Clara, che ruba. E poi Gianpaolo, Noemi, Sandra, Viola, Luca. Parlare e ascoltare li fa sentire meno soli. E quando serve, Mauro incontra anche i loro genitori. Li aiuta a capire, a non aver paura, ad accettare. Nessuno lo sa meglio di lui, segnato vent’anni prima dall’incontro con Arianna, una paziente che non ha mai dimenticato. Ora Arianna è tornata, come collega. E Mauro deve trovare la forza di curare anche le sue, di ferite, senza rinunciare ai propri sogni. Con Qualcosa che brilla Michela Marzano illumina con sincerità disarmante il disagio di una generazione a cui il mondo sembra aver rubato tutto. Attraverso la voce di chi cura con la parola, accompagna gli adolescenti – e chi li ama – nel difficile viaggio verso l’età adulta. Perché ognuno di noi è una storia che ha bisogno di essere raccontata. Unica, proprio perché imperfetta.
Recensione.
“Cos’ho?
Boh, è complicato da spiegare, dottor Rolli. Davvero complicato. Forse impossibile. Sinceramente, non so nemmeno da dove cominciare, o che parole usare. Però sento male qui, al cuore. Come se ci fosse un coltello piantato dentro. Ma… No, mi dispiace, non riesco a dirlo meglio.
Se è successo qualcosa? Sinceramente, niente di particolare. È che da un po’ tutto mi pesa. Ogni cosa. Come se fosse troppo faticoso. Troppo… Difficile.
L’ho detto anche allo psichiatra, quando mi ci ha portata Mamma. Lei era preoccupata, lui… Sinceramente, non mi è sembrato così interessato. Mi ha fatto solo un sacco di domande assurde.
Quali domande? Tipo: “Hai un hobby, Sara? Niente, Sara? E prima, Sara?”.
Giuro, continuava a ripetere il mio nome. E poi, alla fine, ha detto che sono depressa e mi ha dato delle pillole per l’umore e per dormire. Solo che, sinceramente, io non le volevo prendere. Infatti il litio, col cavolo! Non sono mica pazza, dottore.
Glielo dice lei a Mamma?”
Su questo incipit c’è molto da dire e preferisco partire proprio da qua.
Non è facile avvicinarsi al mondo degli adolescenti di oggi. Alle etichette e alle facili diagnosi il dottor Rolli, protagonista del libro, ha sempre preferito l’ascolto e ha fondato a Roma il centro La Ginestra, uno spazio di accoglienza e dialogo pensato per loro.
La delicatezza con la quale l’autrice narra il mondo dei giovanissimi di oggi è disarmante.
Michela Marzano in questo libro racconta il disagio di una generazione, il vuoto che accomuna i ragazzi, l’abisso nel quale si sentono di cadere. Senza rete di protezione.
E le tematiche che affronta sono tantissime: dal tentato suicidio, alla cleptomania, fino all’autolesionismo e ai disturbi alimentari.Si, sono tematiche forti, che arrivano più attuali che mai, come una valaga che non si può evitare.
Mi ha colpito particolarmente un concetto: la sofferenza psichica non è uno stato ma una storia e che si può trovare il modo di raccontarla. Si può provare a cercare accoglienza e sensibilità, si deve tentare.
L’incontro con Michela Marzano è stato emozionante. È una autrice completamente spontanea, gli occhi le brillano, ha una luce negli occhi splendida mentreparla dei ragazzi che animano il suo ultimo libro. Perchè lei quel disagio emotivo lo conosce e lo riconosce e quindi sa trovare il modo di parlarne.
Michela è un insegnante universitaria con un percorso filosofico importante alle spalle e il suo ultimo libro è nato proprio dal bisogno di ascoltare i giovani. Ci racconta della sua esperienza in questi centri psico-medico educativi multidisciplinari a Parigi dove ha iniziato a raccogliere le loro voci. Sono strutture multidisciplinari che aiutano le diagnosi, il supporto e il trattamento per i giovanissimi con disturbi psicologici, neuropsichiatrici e dell’apprendimento.
<Ascoltare è fondamentale. Avere un sintomo non significa essere rotti perché i sintomi sono spesso considerati delle gabbie>.
Michela Marzano
È un dialogo bellissimo, quello con Michela, soprattutto perché racconta sé stessa, la propria esperienza senza filtri cercando di raggiungere un pubblico ampio per sviscerare fragilità e dolore emotivo. Una sfida non facile, quando si è in una società che tenta di mettere prevalentemente etichette.
È un libro che dovrebbero leggere tutti e che sottolinea l’importanza della non improvvisazione.
C’è un’ossessione molto spesso sulla cura del sintomo, che altro non è che una strada, una mappa, per entrare all’interno delle emotività di un essere umano. Funge da bussola e da orientamento.
Un romanzo corale che non teme il confronto generazionale e che affronta a viso aperto le fragilità emerse post covid soprattutto nelle generazioni più giovani. Ma che di riflesso racconta anche le famiglie che sostengono (oppure no) gli adolescent.
Ma è anche la storia del dottor Mauro Rolli e di Arianna, una paziente mai dimenticata e che ora in veste di collega incontra nuovamente. Insieme affronteranno di nuovo le proprie ferite. Perchè è un romanzo delicato, che plana sul dolore e gli lascia il suo tempo. Perchè anche nei silenzi carichi di empatia si può trovare una strada e guardare allo specchio la propria sofferenza non ci rende più fragili ma liberi. E proprio da là si può ripartire per riscrivere la più importante storia d’amore: quella con noi stessi.






