Roberta Recchia – Tutta la vita che resta

“È difficile. Ma ho bisogno di credere che in tutto quello che è stato ci sia un senso che ora non possiamo comprendere. Che un giorno tutto sarà chiaro, che quanto è stato non è che il dettaglio di un disegno che ancora non abbiamo occhi per vedere”.

Faccio una premessa: parlare di questo libro per me è davvero molto complicato.

È stata una lettura che mi ha completamente coinvolta;

desideravo febbrilmente tornare alle pagine.

Dovevo sapere cosa accadeva, dovevo capire se quella matassa incuneata di dolore si sarebbe in un qualche modo sbrogliata.

Il romanzo si compone di tante storie vive e vivide, che come un reticolato fitto si mantengono avvinghiate l’una all’altra, in una modalità che talvolta è difficile da comprendere nell’immediato.

Anni Cinquanta, la brillante Marisa e il timido Stelvio si innamorano. Lei non è convinta che lui sia la persona giusta, ha conosciuto un’altra modalità di amore e si interroga su cone potrebbe essere la loro vita insieme. Perché un amore precedente, seppur bugiardo, non cancella la passione che lei ha già conosciuto. Il desiderio rimane pulsante sotto la pelle. Non si cancella.

Poco importa che si sia sgretolato sotto il peso dell’abbandono e delle bugie. Ribolle tra bramosia e ricordi.

“E Stelvio? Lui sì che era reale, vero, un rifugio talmente solido da togliere al cuore ogni fremito. Lui le aveva offerto tutto. Lo poteva amare Stelvio? Lo amava per il suo essere complice e amico, il suo saper rispettare e capire i silenzi. Lo amava perché durante i pranzi di famiglia, quando si guardavano, a volte immaginavano una famiglia Ansaldo intorno al tavolo. Poteva bastare per essere felici?”

🌷 Alla fine si risponde di sì. E La vita procede limpida finché la loro splendida e solare figlia viene brutalmente uccisa sul litorale laziale.

Questa è la prima grossa scossa che sembra creare un baratro dal quale non riuscire più a riemergere.

“La morte di Betta aveva aperto una voragine nel suo mondo, era come contemplare impotenti un nido di passeri devastato dai predatori.”

🌷 Betta non accetta un mondo di ipocrisie, la vita se la vuole vivere pienamente, e la sua bellezza spumeggiante mette chiaramente in difficoltà gli insicuri.

Contraddittoria, esplora il mondo senza falsi pudori, incontaminata, intelligente, attraente, felice.

Quasi come una silenziosa antitesi, una dicotomia, c’è sua cugina Miriam. Così timida ed introversa che nessuno si accorge dell’aggressione da lei subita in contemporanea a Betta durante quella notte agghiacciante dove quest’ultima ha perso la vita.

Questa è la seconda grossa scossa, e Miriam inizia a convivere con quel vissuto atroce, sperando nella dimenticanza che viene ossessivamente ricercata.

Il sonno è lacerato da ricordi impietosi e orribili. Il tempo non li sbiadisce ma li rinverdisce, divengono più nitidi finché la corazza inizia a vacillare, a mostrare piccole crepe invisibili ad occhio nudo ma che sono lì, pulsano, esistono.

🌷Qua arriva Leo, un personaggio che ha il potere di precipitarsi dritto al cuore con la semplicità, la bontà d’animo, la capacità di cura, l’attesa e l’accoglienza. Una romanità verace e pulita, tutto l’opposto di ciò che Miriam ha conosciuto. Una sorte di eroe di altri tempi, imperfetto sì, ma sicuramente eroico.

Un giovane uomo che conosce il potere del sacrificio con il solo fine di rendere l’amore cristallino e limpido. Perché l’amore ti salva, ti sostiene e ti cura, e non conosce la paura. Sembra una favola vero?

Eppure io credo che Leo esista.

“C’era un prima e un dopo Miriam: prendersi cura di lei lo metteva in contatto con la parte migliore di sè stesso, lo faceva sentire vulnerabile e forte allo stesso tempo”.

Sapevo che sarei stata prolissa, sapevo che avrei avuto la sensazione di non riuscire a comunicare tutto ciò che questo libro mi ha lasciato. 

È un esordio potentissimo e avvolgente, un romanzo dal quale tornare avidi per capire come ci si salva.

Storie che sollevano mille interrogativi che per quanto risultino avvinghiate avidamente tra loro, a tratti togliendosi l’aria, riescono a sbrogliarsi.

Si sciolgono all’improvviso, come il primo raggio di sole cristallino su una neve incistata dal ghiaccio arido.

La speranza.

Questo è ciò che resta dopo queste pagine che rapiscono, commuovono, straziano, emozionano.

Mi sento di dire soltanto una cosa: leggetelo.

Fatevi un regalo e leggetelo.

“Leo credeva sul serio che una giornata di sole potesse farti far pace con l’esistenza, che la pizza tiepida con la mortadella alleviasse la sofferenza, che essere fragili fosse bello perché la vulnerabilità rende l’amore indispensabile. Lui di amore traboccava e per stare bene a sua volta gliene serviva tanto, come se fosse tenuto in vita da quel semplice circolo virtuoso. Ma Leo era affamato d’amore anche perché, per qualche ragione, era convinto di non meritarselo, di non esserne mai all’altezza.”

Tutta la vita che resta.