“Io non voglio che tu mi sia riconoscente, dice, voglio solo che tu sia felice.
Sally Rooney – Intermezzo
All’inizio lei non risponde. Si appoggia in silenzio contro di lui, il suo peso, il profumo dei suoi capelli scuri. Poi dice: Wow, mi sa che questa è la cosa più bella che mi abbiano mai detto.”
Peter e Ivan sono due fratelli che hanno appena perso il proprio padre.
Sono molto diversi tra loro.
Peter è un avvocato trentenne di successo mentre Ivan, dieci anni di meno, è un campione di scacchi, poco avvezzo alla socialità. Una sorta di contrapposizione del proprio fratello maggiore. Non è scaltro, non è disinvolto e non ha molta esperienza con le donne.
Peter si barcamena tra due relazioni: Sylvia è la sua storica fidanzata. Hanno alle spalle un lunghissimo legame interrotto dopo un grave incidente, restando però intersecato all’interno famiglia. Una storia mutilata dalle circostante e trasformata in qualcosa di indecifrabile e inenarrabile nel contempo.
Naomi invece è la giovanissima nuova ragazza con la quale ha una storia non conventional che lui alimenta tra appetiti carnivori e soldi elargiti.
Ivan nel frattempo conosce Margaret, una trentaseienne sposata della quale si innamora perdutamente, con la disapprovazione totale di Peter.
I due fratelli sono una antitesi, sembrano avere un legame solo perché il sangue lo richiede. Eppure tale differenza, andando avanti nelle pagine, si affievolisce sempre più a tal punto da ritrovarli simili anche da un punto di vista fisico.
Intermezzo. Tra la vita e la morte.
O il contrario.
Quella fase che si attraversa quando un cambiamento ineluttabile ci piomba addosso e tutto va ricostruito, in un modo o nell’altro.
Nel frattempo, si sopravvive, si cerca di definire il proprio spazio vitale, le relazioni si ristrutturano.
È un intermezzo (dell’esistenza), appunto.
Ed è qua che avviene (oppure no) il riadattamento.
L’autrice irlandese, nonostante la narrazione in terza persona, riesce a catapultarci dentro ogni realtà, in ogni mondo che descrive, restituendoci un’introspezione di raro livello.
Ivan e Peter potrebbero non riavvicinarsi mai più. In un microcosmo interiore colmo di rivendicazioni ed ego la collisione è inevitabile. Eppure la loro abissale differenza diviene meno palese di quanto venga percepito inizialmente. Ivan ha una relazione con Margaret che ha l’età di Peter, che a sua volta ha una storia con Noemi che ha l’età di Ivan.
Sono intelligenze divergenti ma non completamente dissimili nei picchi e nelle cadute emotive. Si sarebbero scelti come amici se avessero potuto?
D’altro canto sembra un imperativo morale, o una legge naturale, quella che nei momenti di lutto le persone debbano fare del loro meglio le une per le altre.
La perdita teoricamente dovrebbe essere condivisa tra fratelli, riparata, consolata, e non separata.
La componente dell’etica d’altronde è presente nel libro, cosa è giusto fare, l’etichetta va rispettata?
“Giudizio, biasimo, delusione, conflitto: sono questi i mezzi attraverso cui le persone restano legate tra loro. Le richieste delle altre persone non svaniscono; si moltiplicano e basta.”
Ivan e la sua relazione con Margaret sembra essere continuamente sotto l’occhio attento di osservatori giudicanti. Eppure l’ho trovata la cosa più pulita ed incontaminata di tutto il libro.
“Per un po’, ha ripensato agli avvenimenti di quella mattina, quando aveva detto a Margaret che l’amava e lei aveva accettato la cosa con la massima semplicità dicendo: ti amo anch’io. Ma questa volta invece di sorridere, ha provato una sensazione lancinante, come di dolore, e gli sono venute le lacrime agli occhi. Sì, amare, vedere ricambiato il suo amore. Era in effetti doloroso, liberare finalmente quella tensione trattenuta, pronunciare quelle parole ad alta voce, e sentirle pronunciare da lei, essere amato da lei, ne aveva tanto bisogno che gli faceva male, ed è scoppiato a piangere. E non lacrime di pure semplice felicità, ma di una felicità mescolata in modo sconcertante a molti altri sentimenti.”
Sally Rooney – Intermezzo
È un flusso di coscienza questo libro, mentre i nostri protagonisti principali non si incontrano mai se non per impattare e collidere.
Dublino è una ambientazione perfettamente creepy, tra foglie friabili ed un cielo ammantato che impedisce il defluire di pensieri rarefatti. Si accatastano e coagulano nella mente.
E lentamente passano i giorni, come se ci si riprendesse da una lunga malattia. In fondo tutto ciò che vive deve morire, ma questa è anche una gran consolazione, quella di tentare di dare un senso alla precarietà della vita.
Una cena a Natale, l’acciottolio dei piattini, il contaminare la vita, il sabato mattina, aggrapparsi, non lasciare andare. Dove dormire. A che ora a casa?
E continuare a vivere. Comunque.
“Che è un altro modo, pensa, di dire più vita, sempre più vita”.
Incantevole. Commovente.
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