Silvia Avallone – Cuore nero

“Sui desideri non abbiamo potere, dobbiamo solo trovare il coraggio di ascoltarli “

Sassaia. Un nido di case decrepite. Pietra, tetti in ardesia tenuti in piedi grazie all’unico sostegno della vicinanza. Il sole incendia e lei forse può diventare nuova, finalmente è nel dopo.

Lei è Emilia, selvatica e arruffata, capelli rosso fuoco. Si incammina con suo padre, Riccardo, in questo borgo che sembra essere irraggiungibile, strade sterrate e ripide quasi non voglia farsi trovare dal resto del mondo. Ma Emilia da cosa sta scappando?

Esiste un rimedio all’irrimediabile? – si chiederà più volte.

“Posso dirti una cosa? Ora ti sembrerà impossibile.

Ma io ti garantisco che tutto passa.

E se non può passare, cambia.”

Perché a volte si arriva a una disperazione tale che vuoi solo il silenzio e magari poi riemergere.

Zittire il rumore insopportabile e continuo nella testa, evitare di cadere in quel buco che hai al centro del petto, al posto del cuore. Un cuore nero.

E quindi Emilia si taglia, per sentirsi viva, per immergersi nel paradosso e riemergere da sé stessa, che non esiste più. 

E poi c’è Bruno. Lei era un casino e lui lo aveva capito subito. Autolesionista. Se lo ripeteva in silenzio come un mantra. Ma nel buio il suo cuore picchiava insieme ai rintocchi lontani del campanile. Si è innamorato immediatamente. Bruno che di dolori ne ha passati altrettanti, che non ricorda cosa sia l’elemento di cura in una relazione. Lui però è una vittima, mentre lei?

Ci sono voragini che non puoi riempire.

Che resteranno lì per sempre, nere profonde e abissali.

Ma è possibile costruirci una vita intorno?

C’è la perdita, e chi sopravvive.

Chi sopravvive diventa intoccabile perché il dolore forma come un’aura.

Bruno ed Emilia, e questa relazione incistata di solitudine, nel freddo polare si trovano così stretti per scaldarsi e non perdersi un centimetro di sé stessi, le serate a bere e parlare e ridere, sembrano quasi una famiglia. Ma chi di loro due ci pensava più? Eppure, sono giovani, perché non ci pensano più?

La lettura procede su due livelli: la meraviglia delle parole che scavano l’anima e i fatti. Tutto è da capire anche se a volte sembra che non ci sia nulla di diverso di un grande amore, con tanta inesperienza sì, approssimativa, distorta sì. Ma quanto conta?

“Questi dieci giorni con te valgono mille volte i dieci anni che li hanno preceduti. Non mi importa se vuoi solo divertirti, se non vuoi impegnarti, se hai bisogno di compagnia. Non voglio essere ricambiato, non voglio niente. Sono solo felice che tu sia qui”.

Bruno si innamora ferocemente di Emilia, se ne prende cura con una capacità di attenzione che forse non sapeva neanche di avere.

Lei inizia a restaurare una piccola Chiesa nei dintorni mentre lui insegna nella scuola del paese. Tredici alunni.

Con la prima neve si accorsero che erano felici. Lo erano facendo la spesa, davanti alla stufa la sera con il nocino, il lunedì mattina alle sei, svegliandosi aggrappati e intrecciati l’uno del calore dell’altra. Felici, come una famiglia. Ma i tarli si sa che scavano e Bruno doveva sapere di più, perchè troppa felicità spaventa.

E allora avviene una cosa. Bruno scopre davvero chi è Emilia. Un’indagine accurata, se pur involontaria, scava e così divora tutto in un solo istante.

Come uno strappo, senza attenuanti, senza voler sentire alcuna spiegazione la seconda condanna è stata già emessa. Alla prima ci ha pensato la vita e alla seconda l’amore.

“Perché tu no Bruno, perché non riesci ad amarmi anche e nonostante”?

Lui non ha aspettato che lei fosse pronta e che avesse tempi diversi. In quella crepa tutto il bello è stato inghiottito e intorno resta una membrana assottigliata e piena di tagli, e la luce non filtra più.

“Quando sei stato felice è molto difficile non esserlo più.”

Lui torna un orso sepolto nella caverna. 

Lei piena di domande nel silenzio di parole che non riescono a formare frasi e scappa a Milano dalla sua migliore amica. L’unica che possa vedere chi realmente è, perchè simili nel dolore e nelle cicatrici.

I week end divengono massi irremovibili. La distanza inevitabile.

L’amore non serve a ottenere e neppure a risolvere.

Forse serve ad accettare. Questa è forse la sua funzione? Accettare l’altro, senza rabbia o giudizio, accoglierlo, anche e nonostante.

“Il male che subisci , adesso lo so, è molto meglio di quello che fai.

Dal male che fai non c’è via d’uscita”

Oscurità, bene, demoni interiori, desideri brucianti di essere amati. Ma il vero male cos’è? Forse non saper perdonare. 

Una lettura travolgente che scava nell’abisso della solitudine e del dolore senza cercare necessariamente una assoluzione. A quella in fondo ci pensa la vita, oppure no.

Un romanzo indimenticabile, che riesce ad affrontare molte tematiche scavando profondamente nell’anima, emozionando e commovendo, ma soprattutto lasciando importanti riflessioni e forse una più potente di altre: ogni cuore oscurato dal buio ha una parte di luce, ed è solo l’amore che riesce a farlo brillare. Nonostante i nonostante.