Simone Rausi – Il colore delle cose non dette

È il 1997 e il celebre psicologo Arthur Aron formula l’ipotesi secondo la quale grazie a trentasei domande due persone possano sviluppare un legame profondo, sia d’amicizia che d’amore. I quesiti sono studiati per conoscersi ed entrare velocemente in sintonia con l’altro.

Il saggio viene pubblicato sul Personality and Social Psychology Bulletin e si intitola “Experimental Generation of Interpersonal Closeness” (Creazione sperimentale di intimità interpersonale).

In  meno di un’ora due sconosciuti in un contesto artificiale rispondono a quesiti di intensità crescente, con la clausola finale di guardarsi negli occhi alla fine del test per quattro minuti.

Pare che questo esperimento nel tempo abbia dato i suoi risultati e il romanzo parte proprio da questo presupposto. Le domande sono le stesse, e l’idea è quella di trafiggere la solitudine dell’altro, le sue difese, il suo guscio, ed entrare in empatia.

“Le persone che hai amato tanto segnano una linea, diventano una bussola, anche quando non ci sono più.”

Nina è una giovane che ha perso da poco suo fratello Samuele.

È chiusa nel suo dolore, non si relaziona più.

In contrapposizione un condominio che pullula di vita e personalità interessanti che le ruotano intorno, la richiamano al dialogo, al cibo, alla luna che brilla da davanzali opachi.

Ed è proprio uno di loro, in totale anonimato, che una sera inizia a scriverle chiedendole di rispondere senza riserve a trentasei domande proprio poiché collegate alla figura di suo fratello.

Ma per svelare la propria identità bisognerà arrivare alla fine del gioco.

Nina è titubante ma poi inizia ad aspettare i quesiti futuri con impazienza e grazie a questo metodo inizia a scoprire una realtà che ignorava completamente di Samuele. Perché chi pone le domande lo conosce molto bene, fin troppo.

Samuele va a tratti “fuori fuoco”, diverso nelle proporzioni prestabilite.

Talvolta si rivela un estraneo tutto da scoprire.

Lui era davvero chi lei pensava che fosse? 

I quesiti scorrono imperterriti nel buio della notte, tra due sconosciuti (ma lo sono davvero?) mentre Nina continua a non riuscire ad andare verso gli altri, e neanche avanti.

È invischiata nel fango oscuro e colloso del proprio dolore, guardando le finestre degli altri che si illuminano di vita.

È un romanzo scorrevole, che riesce ad attraversare tematiche delicate grazie ad una penna fluida e cristallina.

Una lettura che fa sicuramente riflettere sull’ immagine che ognuno offre di sè stesso; ma quanto di ciò che pensiamo dell’altro è reale?

Un libro sulla rinascita, sulla complicità e sulle speranze e su tutti i colori possibili, soprattutto quelli più brillanti, delle verità svelate nella complicità del legame.

Ed ora, amici, chiedo a voi: vi piacerebbe partecipare all’ esperimento? Vi leggo con affetto.

Ringrazio come sempre @rizzolilibri per la copia e la fiducia.

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