Editore: Adelphi
Collana: Fabula, 441
Traduzione di Dafne Paris
Data di pubblicazione: 15/09/2026
Genere letterario: narrativa
Pagine: 188
Sinossi: La sensazione è quella di una scarica elettrica, una vorticosa corrente che stabilisce un legame improvviso, un reciproco riconoscimento e una complementarità perfetta. È l’inspiegabile reazione che si produce quando Olaf e W. si incontrano. W. è volitivo, inquieto, e il suo humour surreale lo ha reso famoso in tutta la scuola; la gentilezza è l’unico talento che Olaf si attribuisca. W. osa e sperimenta, Olaf lo segue. Li unisce una volontà di scoperta, un «progetto di ricerca sulla vita» che – ne sono convinti – solo insieme potranno realizzare. Poi Olaf si trasferisce da Groningen ad Anversa per studiare filosofia, mentre W. asseconda la sua irrequietezza: viaggia, esplora, si perde, ritorna. Ma quell’amicizia istantanea e misteriosa resta un centro di gravità, il nodo dei loro rapporti con il mondo: inclusi quelli con Hilde, la ragazza di Olaf che trasformerà il duo in un trio altrettanto indissolubile. Fino al giorno in cui W. scompare improvvisamente, senza una parola, lasciando dietro di sé solo un file, intrico di testi, immagini, haiku, e dei meme pubblicati in rete. Forse un invito, rivolto a Olaf, a braccare le sue tracce digitali e a ricomporre la sua immagine. O un’esortazione a proseguire da solo la ricerca. O ancora – come suggerisce l’epilogo perturbante di questo romanzo di formazione, concentrato nell’arco di tredici giorni – un ammonimento: «noi pensiamo di chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi». Quello che più colpisce in questo romanzo d’esordio di Tiemen Hiemstra è la sua capacità di raccontare l’ebbrezza e i pericoli di un’amicizia simbiotica con una sobrietà, una combinazione di crudeltà e tenerezza che difficilmente si potranno dimenticare.
Recensione: W. Il re delle barzellette, che scompare, che ricompare. Olaf, al massimo, si considera gentile, ma durante l’adolescenza non è certo una dote memorabile.
W., invece, ha quello sguardo che si accende di una luce intensa, sospeso tra la voglia di vivere e l’irritazione. Una dicotomia assoluta.
Durante il terzo anno di liceo, Olaf e W., dopo essersi osservati a lungo, diventano definitivamente amici. Come una scarica invisibile che repentinamente mette in asse due elementi: dalla prima parola, diventa difficile smettere di parlare.
“Spesso bastava una piega della bocca per trasmettere all’altro il senso di una battuta. Come se una battuta inventata da W. nascesse, mentre la pensava, anche nella mia testa, e viceversa. Più la battuta era implicita, più risultava incomprensibile al mondo esterno, maggiore era la nostra solarità.”
Tiemen Hiemstra – W.
È proprio quella capacità di capirsi così istantaneamente a rendere le cose estremamente divertenti.
Sono inseparabili, in quel confine sottile che può nascere durante l’adolescenza, tra l’innamoramento e l’affetto più profondo.
Si sentono finalmente come se avessero un vero e proprio progetto di ricerca sulla vita.
“L’unica cosa di cui abbiamo davvero bisogno, l’unica di cui non possiamo fare a meno, l’unica precondizione dell’esistenza, è questo: nulla, assolutamente nulla!”
Olaf però decide di andare a studiare ad Anversa.
Appena considera questa possibilità, capisce che è quella giusta.
Certo, la separazione da W. è complicata, tra sguardi indagatori e discorsi un po’ impacciati.
La filosofia all’università non è la stessa del liceo, è più arida, talvolta anche un po’ noiosa. Ma resta il cardine dei suoi studi, quel fuoco sempre acceso.
Le strade nel frattempo si allontanano e si riavvicinano nella distanza, come succede spesso nei rapporti più intensi ma frammentati.
E poi arriva Hilde, il punto di contatto tra i due e, nel contempo, quello di frattura. Il terzo vertice di un legame che sembrava esclusivo.
Olaf e Hilde sono inseparabili, poi invece così distanti nel cercare di interpretare la sparizione di W.
Ma quando cessano le domande, cessa anche il loro rapporto.
Perché W. è andato via?
Dopo un weekend così positivo, è terribile ripensare in loop alle ultime parole.
Gli ultimi scambi.
La lente di ingrandimento su un segreto che è passato forse inosservato.
Quel congedo cosa celava?
W. è sfuggente, durante la lettura ho cercato di dare una consistenza maggiore al personaggio per vederlo non solo sfaccettato ma come un unicum.
È stato complicato.
Con un finale straniante e a tratti destabilizzante, è un libro che non vi garantirà alcuna risposta ma che sarà in grado di sollevare parecchi interrogativi.
Non sono le domande, in fondo, la cosa più importante, come ci insegna Karl Jaspers? Un modo per non tradire quella vocazione alla filosofia, così cara sia a me sia al protagonista.
In fondo la vita è una ricerca senza sosta, che si accende proprio davanti alle situazioni limite.
La sparizione, per esempio.
Mi è rimasta addosso quella malinconia dei legami che esplodono e che conoscono solo acmé, perché la normalità li destabilizza e li frantuma.
Ho pensato a quante relazioni poco equilibrate contribuiscono alla nostra educazione sentimentale e alla nostra identità, a quanto da adulti riusciamo poi a ritrovare il centro, un equilibrio nei rapporti senza permettere a questi ultimi di fagocitarci, di strapparci luce.
Magari riusciamo a proteggerci sì, ma l’incanto assoluto di quelle amicizie vissute in maniera totalizzante ci resta addosso per sempre, come un’impronta o un segno che tende poi a definire i nostri legami futuri.
Ma da adulti riusciamo ancora a dare un senso di autenticità e intensità all’amicizia?
O diventa solo una casella da spuntare tra le tante cose che, da grandi, consideriamo necessarie per sentirci realizzati, perdendo profondità?
L’autore: Tiemen Hiemstra (1991) è uno scrittore olandese. È nato a Groningen e ha studiato a Anversa. Si è poi trasferito a Lipsia dove è diventato postino e dove ha scritto il suo primo romanzo W. W. pubblicato nel 2023 ha vinto molti premi nei Paesi Bassi.


