La prima volta che sono stata ospite del Chicca Restaurant sono rimasta subito colpita dall’ospitalità e dal calore del luogo. Poco distante dal caos cittadino, ci accoglie questa realtà innovativa ma nel contempo ricca di tradizione. Niente è lasciato al caso o all’utilizzo di materiali industriali o sbrigativi. Una cucina casalinga e genuina, insomma una realtà completa e fresca che strizza l’occhio al passato.
Ho avuto la fortuna di intervistare lo chef, Michael, ideatore del progetto.
Come è nata l’idea dell’home restaurant? E perché hai scelto il nome “Chicca” per la tua attività?
L’idea dell’home restaurant corrisponde ad una mia evoluzione. Dopo molte esperienze in giro per l’italia sentivo il bisogno di riavvicinarmi a casa. Sono tornato a Roma e sono approdato al Convivio Troiani; ma sentivo la necessità di iniziare una cosa mia, dove poter esprimere i miei piatti, le mie idee. Inizialmente pensavo di aprire un ristorante tradizionale ma volevo anche mettere in risalto un luogo per me significativo, la casa dei miei nonni. Ci sono legato e fin da piccolo è stata la mia connessione con la cucina. Da una parte c’era mia nonna, una donna originaria del Sud, con un palato raffinato e ottime abilità culinarie, e poi mio nonno che la affiancava ed era molto legato alla terra ed ai prodotti genuini. Curava il suo orto, gli ulivi, il vigneto ed anche alcuni animali. Una volta definito il posto dove volevo realizzare il mio progetto, passo dopo passo, ha preso forma il Chicca Home Restaurant. Inoltre Chicca è il mio cognome… quindi è stato facile definire l’home restaurant una Chicca di nome e di fatto. Un posto da scoprire, con piatti particolari, unici, e ricchi di dettagli.
Siamo in un momento enogastronomico delicato ma fortemente innovativo. Quale valore aggiunto porta la tua realtà rispetto al classico ristorante?
Il momento enogastronomico è complesso, si fa sempre più fatica a trovare personale nella ristorazione, molto ha influito il periodo del covid. Molte persone per forza di cose si sono trovate a dover cambiare vita e impiego. Il Chicca Home Restaurant è un punto di arrivo – e di partenza – frutto delle mie esperienze, dei miei studi e della mia passione. Punta a dare un’esperienza diversa dal ristorante classico. Io lo vedo come una sorta di “laboratorio di sperimentazione” che consente un’esperienza su misura di coloro che vengono a trovarmi. E gestendo numeri ridotti riesco ad andare alla ricerca di quel particolare ingrediente piuttosto che del vino di una certa cantina da poter abbinare al nuovo piatto. Questo per me rappresenta un nuovo modo di approcciarmi al cliente, senza parlare del fatto che gli ospiti vengono a mangiare a casa mia: quindi il rapporto che si instaura un rapporto piu intenso, intimo.
Come è la realtà italiana rispetto a quella internazionale circa la tua attività? A livello burocratico è stato complicato realizzare questo sogno?
Diciamo che, contrariamente a quello che solitamente si pensa dell’Italia, a livello burocratico in questo caso non è molto complicato. Se l’obiettivo è svolgere l’attività di Home Restaurant in maniera “amatoriale” si può utilizzare lo strumento del lavoro cosiddetto occasionale. Se lo si vuole fare professionalmente, occorre trovare una forma societaria adeguata e sottostare ai medesimi obblighi di un ristorante.
Prodotti a km zero, Home Made & Artigianal Wine, cosa pensi di questi tre fattori che mi sembra di capire siano alla base della tua filosofia ?
Credo che questi tre fattori siano fondamentali. Soprattutto in momento come questo in cui la vita è diventata molto frenetica e tendiamo a consumare sempre più prodotti semilavorati o sofisticati. Per questo tengo molto alle materie prime. Ed è fondamentale che si sappia da dove vengano, come sono state trattate. Mi rifornisco da mercati contadini e macellerie o piccole pescherie, non dalla grande distribuzione. Dal prossimo anno vorrei ripristinare l’orto, per produrre da me i prodotti ortofrutticoli. Già da ora cerco di fare tutto in casa, a partire dalle paste fresche, il pane con lievito madre e cotto nel forno a legna, e anche i panettoni ai quali tengo moltissimo che hanno sicuramente un’unicità.
Se dovessi definire la tua realtà lavorativa in tre aggettivi quali sarebbero?
Sicuramente il primo aggettivo che mi viene in mente è originalità, sia per il format che per la cucina. Direi anche autenticità, in quanto rispetta le nostre tradizioni, è vera e pura, ma senza precludere nuove interpretazioni. Infine direi ecletticità perchè si adatta agli ospiti, sperimenta, ed è in continua evoluzione.
Si parla di casa, necessariamente. Quale è secondo te l’ingrediente segreto per sentircisi davvero?
Per definirsi “casa” sicuramente deve esserci la convivialità e non solo. Deve essere accogliente, ospitale, ci si deve sentire liberi nell’esprimersi agevolando la socializzazione e l’interazione. Per me “casa” è quella dai miei nonni nelle domeniche o nei giorni di feste di quando ero bambino ed è ciò che cerco di ricreare al Chicca Home Restaurant.
Se potessi invitare a cena una persona che desideri in qualunque momento spazio temporale chi inviteresti? E cosa prepareresti ?
Se potessi invitare qualcuno di qualsiasi momento spazio-temporale, mi piacerebbe cucinare per i miei nonni, sicuramente gli farei provare tutto il menù, ma in particolare inserirei un piatto di pasta con i legumi che mio nonno amava. In alternativa potrebbe essere un tortello ripieno di ceci su una crema cacio e pepe, qualche goccia di un gel di ciliegia e una polvere di olive in salamoia raccolto dal nostro ulivo. Per mia nonna sicuramente la parmigiana di melanzane ma rivisitata. La immagino con delle melanzane rigorosamente fritte, burrata, liquirizia, crema di pomodorini confit, crumble al parmigiano e pesto di basilico.
È un settore giovanile, come ci si può proporre ad un pubblico più mpio? E il tuo ospite ideale quali caratteristiche ha?
Io sto lavorando molto grazie al passaparola. Chi è stato da me spesso vuole far provare l’esperienza a qualcuno che gli sta a cuore. Già questo prepara l’ospite a darmi fiducia. Posso confidarti che una delle maggiori soddisfazioni è sentire le persone che, approcciando alla mia cucina, confessano di non mangiare solitamente un certo ingrediente, ma al Chicca Home Restaurant invece lo apprezzano. Credo che il mio ospite ideale sia un amante dell’enogastronomia, aperto e senza pregiudizi desideroso di condividere un pasto conviviale.
Sei un giovane imprenditore, coraggioso e talentuoso. Quale è stata la molla che ti ha spinto in questa avventura?
Sono molto curioso, alla ricerca di nuovi stimoli e che si mette costantemente alla prova. il mio sogno è stato da sempre quello di aprire un ristorante dove poter esprimere la mia idea di cucina. Non sono mai stato attratto da quella routine che molte persone cercano, mi intriga guidare il mio percorso senza farmi trasportare.
Nutrimento e casa. Due elementi bellissimi che possono davvero arricchire la vita. Per te che valore hanno?
Per me già da tempo il nutrimento non è solo alimentarsi, ma un atto d’amore verso sé stessi. La casa invece è da sempre il luogo in cui ci si sente al sicuro, dove puoi deporre le armi ed essere te stesso; è lo spazio che racconta chi siamo. Perciò ho cercato di fondere le due cose, cercando di condividere con i miei ospiti questi due concetti fondamentali e vivere un esperienza piacevole non solo per il palato, ma anche – e soprattutto – a livello emotivo e sensoriale.
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